In giardino in punta di piedi

Ho pensato molto al titolo di questo post, volevo che racchiudesse il concetto chiave di una nuova serie di interviste che da oggi pubblicherò. Qual è il modo migliore di entrare in un giardino? Cosa vi troveremo? Cosa porta il suo giardiniere a prendersene tanta cura investendo denaro, fatica e tempo? Io credo che entrare in un giardino significhi entrare nell’animo del suo ideatore, nella sua storia e nelle sue aspirazioni. Un giardino non è un prato con qualche cespuglio e un albero che possibilmente non sporchi, è molto di più. Sono gli alberi piantati per celebrare o commemorare, è la somma degli errori fatti e delle scelte azzeccate, è il tempo che ci siamo presi per noi stessi, per creare qualcosa di bello, per connetterci con la Natura, ed è molto altro ancora. E’ una visione del mondo che cerchiamo di realizzare in piccola scala, sperando che ispiri  la fiducia nel futuro che vi stiamo mettendo, che regali ore serene, che parli di noi. Questa è la ragione del titolo “in punta di piedi”. Col massimo rispetto che si deve agli esseri umani che incontriamo, vi porterò in vivai e giardini coltivati da animi gentili, che generosamente ci racconteranno qualcosa di sé e della loro storia. Invito anche voi ad entrare in punta di piedi, a bassa voce, con delicatezza.

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