In punta di piedi nel giardino di Camilla Jorvad: Sigridsminde

Oggi vi porto in punta di piedi in un meraviglioso giardino in Danimarca, in un clima molto diverso dal nostro. Ci ha aperto la porta del suo mondo incantato la meravigliosa Camilla Jorvad, donna dai mille talenti. Le ho fatto qualche domanda sulla sua visione e ho cercato di tradurre con la massima fedeltà le sue risposte. C’è molto da imparare da lei, ma vi lascio alla lettura!

Ciao Camilla, grazie per la tua disponibilità! Sei una persona molto creativa e con tanti interessi, che parole useresti per definirti?

Fotografa, amante della natura, madre, introversa, idealista, ma cosa più importante: un work in progress. Non credo che mi considererò mai completa/finita/perfetta, e sono sempre ansiosa di apprendere e pronta a passare a nuove fasi della mia vita e del mio lavoro.

Migliaia di persone si sono innamorate del tuo giardino grazie alle tue splendide foto. E’ il giardino che si è adattato alla tua idea o la tua idea al giardino?

Sono molto fortunata ad avere spazio illimitato di azione, ma ho trascorso i primi 5-6 anni qui in azienda cercando di far prevalere la mia idea di giardino perfetto sul giardino esistente e sui campi circostanti. Così ho scoperto che potevo o esaurirmi combattendo le sfide del posto (come un sacco di semi di erbacce che volano dalla campagna circostante in tutte le direzioni, o il fatto che siamo così vicini al mare, con molto vento salmastro e nebbia) spendendo tutto il mio tempo combattendo la natura, o potevo passare il mio tempo, lentamente e con intenzione, integrando il nostro giardino nel paesaggio e nelle condizioni esistenti. Ora, dopo 10 anni, sono abbastanza rilassata su tutto e ho imparato i modelli di comportamento della maggior parte delle erbacce, in modo che io possa limitare il mio lavoro a rimuovere quelle che sopraffanno tutto il resto e lasciare quelle che in realtà aggiungono un equilibrio bello e inoffensivo al mio giardino.

Viviamo in un’epoca di cambiamento climatico e di grande inquinamento, quale pensi sia l’approccio più ecologico al giardinaggio?

È così facile avere opinioni forti su queste cose, soprattutto quando si è abbastanza fortunati da vivere in una delle parti più sicure e più ricche del mondo, come me. È un privilegio che non do per scontato. Tutte le mie risposte sono influenzate dal fatto che io vivo dove non c’è vera carenza di cibo o di posti di lavoro. Ma penso che le migliori soluzioni in termini di giardinaggio e produzione alimentare su larga scala siano le più semplici. Per me, personalmente, è buon senso comune che non si debbano coltivare le piante spruzzandole con sostanze chimiche tossiche che danneggiano sia l’ambiente che la nostra salute. Tutti quei termini e definizioni che vengono usati al giorno d’oggi mi confondono, e mi sembra che spesso escludano qualcosa. Per me un mix dei principi alla base di biologico, permacultura, e il benessere animale sono solo buon senso, e dovrebbero essere la regola, non l’eccezione. Non voglio dover scegliere tra una mela che è stata spruzzata con sostanze chimiche e una biologica avvolta nella plastica, che danneggia il nostro pianeta sia per quanto riguarda la produzione che lo smaltimento.

Nel tuo giardino si trovano sia zone wild, sia zone più formali come il cut flowers garden. Come è nata questa passione per i fiori recisi? Quanto ti influenza la tua propensione per l’estetica?

È ancora una lotta costante per me tagliare i fiori 😀 anche quelli che coltiviamo nel cut flowers garden. Semplicemente non mi piacciono gli sprechi in ogni forma e modo. Io personalmente preferisco godermi i fiori e la maggior parte delle altre cose in natura dove crescono e dove sono, invece di rimuoverle. Se ho tagliato un fiore nel mio giardino può durare una settimana, se sono fortunata. Ma se lo lascio in giardino sia io che la fauna selvatica potremo goderne per almeno il doppio del tempo. La mia soluzione per questo dilemma interiore è triplice:

  1. mi concentro sulla coltivazione di fiori recisi che producono di più se tagliati, come cosmos, zinnie, piselli odorosi, e alcuni girasoli. Continueranno a produrre nuove fioriture più saranno tagliati .
  2. quando taglio i fiori e li porto dentro io di solito li lascio in vaso anche dopo che la maggior parte delle persone li avrebbe buttati via. Molti fiori come tulipani o cosmos o erbe sono incredibili anche quando si seccano. Poi assumono una seconda vita o personalità. Così il mio gioirne dura più a lungo.

3. in terzo luogo, vedo e sento la gioia che la vista e il profumo dei miei fiori portano a coloro che acquistano i miei bouquets o i fiori recisi. Poichè sono davvero naturali e mescolati con fiori selvatici, erbe ecc., penso che tocchino le persone in un modo diverso, più basico di quelli coltivati in serra e importati fuori stagione. Penso che di base, consapevolmente o inconsciamente, tutti gli esseri umani, per natura, desiderino un legame con la natura e le stagioni.

Sul tuo blog hai iniziato a postare una serie di reportages in cui possiamo vedere dei wild gardens che ti piacciono attraverso la tua lente. Come è nata questa idea? Quanto è importante creare una cultura dei wild gardens?

Sono così eccitata da questa serie di post! In realtà è iniziata come idea per un libro, poi come idea per una rivista e poi come un blog separato. Ma ho sempre più idee che tempo ed energia in una giornata, quindi alla fine del 2018 ho deciso di non adagiarmi più su quelle immagini, ma iniziare a condividerle sul mio blog. Ho davvero profondamente voglia di aprire gli occhi delle persone sul potere di guarigione e calmante del giardinaggio CON la natura, e di contribuire, se posso, a ispirare quella trasformazione che sta già accadendo nel mondo del giardinaggio in tutto il mondo, condividendo belle fotografie.

Quanto è importante avere una comunità di wild gardeners di riferimento per trovare ispirazione e motivazione?

Come in tutto il resto della vita, gli esseri umani non prosperano da soli, e i valori e le esperienze condivisi sono immensamente importanti.

Secondo te siamo più noi che ci prendiamo cura dei nostri giardini o loro che si prendono cura di noi?

Entrambe le cose, assolutamente. Questo è il nocciolo di ciò che penso. Che noi esseri umani siamo solo un piccolo pezzo del puzzle, una parte di un ciclo di cui non conosciamo nemmeno tutti i nodi e bulloni. Da decenni ci siamo allontanati sempre di più da ciò, pensando che siamo in qualche modo migliori, o separati da tutto il resto. Ma è così chiaro per me che tutti dipendiamo l’uno dall’altro mentre guardo la nostra terra lentamente tornare da terreno agricolo nudo alla natura, e vedendo come il numero di uccelli e insetti aumenta di anno in anno.

Ne tuo giardino stai applicando anche nozioni di permacultura, credi che questo approccio sia davvero una risorsa per il futuro?

Assolutamente! Ed è così facile. Invece di tutte queste procedure e passaggi aggiuntivi che abbiamo sviluppato nel corso del tempo, è molto più facile adattarsi ai ritmi della natura, per non disturbare costantemente i microrganismi negli strati del suolo arando e rivoltando tutto, utilizzando piante e compost naturale per arricchire il terreno, senza spruzzare diserbanti e pesticidi, ma creando condizioni ottimali per cui ogni creatura grande e piccola possa aiutarci. “Permacultura” però è un termine agricolo, e qui in azienda produciamo solo per il nostro consumo e nutrimento, ma ci sono certamente metodi che possono essere facilmente applicati anche a piccoli giardini.

Che suggerimento dai a chi, magari, ha un piccolo giardino e vuole trasformarlo in un’oasi selvatica senza fare infuriare i vicini di casa?

Beh, non posso prevedere come i vicini reagiranno, ma finché non lasciate che le erbacce super infestanti come il convolvolo e la gramigna (i miei due peggiori nemici) prendano il sopravvento e quindi infestino giardini vicini, non vedo perché qualcuno intorno a te debba essere infastidito da una piccola zona di prato di fiori selvatici, o dal fatto che si smetta di tagliare tutto ciò che non è erba, e al suo posto piantare arbusti, piccoli alberi da frutto, verdure, e fiori che attirino la fauna selvatica. Adoro il libro di Alys Fowler, “The edible garden”, perché ha fatto esattamente questo con il suo piccolo cortile in città.

Un giardino come il tuo è un’opera in divenire. Quali sono i tuoi prossimi progetti e obbiettivi?

Oh sì, non finisce mai. E mi piace. Io vado meglio nella creazione più che nel mantenimento, credo. Il grande progetto di quest’anno è trasformare una zona di 25x15m di erba di fronte alla casa in un giardino stile cottage con un bel mix di fiori e piante edibili, come arbusti da bacche e verdure. Non ci sarà composizione cromatica in quest’area, e non ci sono piante fantasiose, delicate o esotiche. Solo un miscuglio basso di piante che amo, e le piante che ama la fauna selvatica 🙂 Uno dei miei obiettivi principali in tutto il nostro giardino è quello di non avere, un giorno, aree che abbiano bisogno di falciatura. Tutto sarà sia bosco che aiuole, verdure, o erba alta/prati. Non posso descrivere a parole quanto non veda l’ora di ammirare e vivere il nostro giardino per come sarà tra altri 10 anni. Sarà un paradiso sulla terra!

Grazie di cuore a Camilla per la sua generosità sia verso le mie domande che verso il nostro Pianeta. Qui sotto i riferimenti per seguire la sua avventura.

Sito web: sigridsminde.com

Instagram: @sigridsminde

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