In punta di piedi verso il Mas del Saro

Cari lettori con le mani nella terra e i pensieri verso il cielo, eccomi tornata a proporvi un’intervista. Questa volta ho avuto l’onore di dialogare virtualmente con Vea, anima e mani del Mas del Saro, un maso che propone cucina vegetariana in un angolo quasi isolato del Trentino Alto Adige. Non sono mai stata al Mas (per ora!), ma seguo le loro avventure a distanza grazie al talento di Vea per raccontare la vita della sua famiglia e del loro maso. Quello che mi ha colpito di questa donna è la sua capacità di parlare apertamente e schiettamente di argomenti che mi stanno molto a cuore, prendendo posizione sia idealmente che nella pratica quotidiana, anzi, nelle buone pratiche. Ora vi lascio all’intervista, spero vi piaccia, fatemi sapere cosa pensate su questi argomenti lasciando un commento.

Ciao Vea, grazie per il tempo che mi regali, cercherò di farti domande che abbiano un senso logico. Innanzitutto complimenti per la vostra bellissima attività di famiglia. Vuoi presentarci il vostro maso e raccontarci chi siete e cosa fate?

Ci siamo trasferiti al Mas del Saro nel 2002! Una coppia di matti con un bimbo in arrivo decide che vuole abitare quassù, isolata, circondata solo da boschi e montagne!

Oggi il Mas del Saro è un maso vero, dove si pratica (il più possibile) l’autosufficienza alimentare. Coltiviamo orticole di montagna, alleviamo pecore, abbiamo le galline e un grasso coniglio che vive libero in giardino. E’ un piccolissimo agriturismo, dove ogni fine settimana proponiamo quello che l’azienda (altrettanto piccola) offre. Lavoriamo la lana delle nostre pecore (filiamo, facciamo feltro, lavori a maglia, tinture naturali). E’ una piccola fucina di idee, collaborazioni. E’ un porto di mare dove passano belle persone provenienti da tutto il mondo, che vogliono darci una mano e capire come e cosa.

Lasciare tutto e cambiare vita è per molti un sogno che rimane tale, non si realizza. Voi invece vi siete rimboccati le maniche e lo avete fatto. Per esperienza personale so che la vita in mezzo alla Natura può essere meno idilliaca che nel nostro immaginario, e ci sono anche tante cose da imparare per far fronte alle necessità quotidiane, quali sono gli ostacoli maggiori che avete dovuto affrontare?

Entrambi non avevamo nessuna formazione agricola e nessuna tradizione familiare di agricoltura professionale. Abbiamo dovuto imparare a fare tutto! Da zero. Se guardo indietro, mi chiedo ancora come abbiamo fatto. Inoltre, per fare questo lavoro non devi solo diventare un bravo agricoltore, ma devi anche diventare esperto di burocrazia, contabilità, marketing, pubbliche relazioni….

Forse la cosa più difficile è stata (ed è) l’allevamento degli animali: lì non si scherza. Sono molto impegnativi, e se sbagli pagano loro.

Parliamo dell’argomento che interessa maggiormente i miei lettori: il vostro campo. Lì producete gli ingredienti che cucinate per i vostri ospiti. Quanto è importante sia per la salute, ma anche ecologicamente adottare metodi di coltivazione non impattanti? Quali sono i ostri trucchi per un orto sano e produttivo?

Come sono prodotti gli alimenti che ognuno di noi mette nel piatto è la cosa più importante, al giorno d’oggi. Spesso chi compra bio si limita a pensare agli effetti sulla propria salute, ma il punto veramente importante è l’impatto devastante che le coltivazioni e gli allevamenti convenzionali hanno su tutto il pianeta. Noi coltiviamo tutto con metodi biologici (anche se siamo usciti dalla certificazione: siamo troppo piccoli, non aveva senso per noi). Un consiglio che do sempre molto volentieri a chi gestisce piccoli orti è quello di coltivare su cumuli di terra, mescolando le piante il più possibile.

A volte penso che mio figlio da grande vorrà circondarsi di cemento dopo essere cresciuto in campagna! Voi avete 3 figli: in che modo il vostro stile di vita rientra nel vostro progetto educativo?

Devo dire che il nostro stile di vita lo abbiamo costruito pian piano nel tempo: non avevamo un progetto preciso in testa. Siamo cambiati piano piano, mentre vivevamo questa vita (e tuttora il processo è in corso). E lo stesso vale per le scelte educative. Certo i ragazzi sono cresciuti in un ambiente particolare: nel bosco, senza televisione, sempre a contatto con la terra e gli animali. Per loro è normale, anche oggi che sono grandini. E oggi cominciamo a vedere i frutti della nostra scelta sbocciare anche nelle loro personalità.

Una domanda un po’ politica. La cura della casa e del giardino, e della famiglia, sono state molto svalutate da una parte del movimento femminista, mentre vedo che ultimamente, soprattutto nelle famiglie che scelgono di vivere più a contatto con la natura, molte donne rifiutano il modello della carriera tradizionale ad ogni costo per dedicarsi a una sfera più privata, venendo a volte sminuite come casalinghe disperate. Secondo te ce la faremo mai noi donne ad essere libere di fare quello che davvero vogliamo senza essere giudicate? Verrà mai riconosciuto socialmente il grande valore educativo e della qualità di vita che questo lavoro non retribuito genera?

Questa è una domanda bellissima, su un tema che mi sta molto a cuore. Ho una laurea in scienze politiche, ho lavorato in amministrazione pubblica per qualche anno. Quando ho deciso di dedicarmi alla mia famiglia e al maso, i miei genitori mi hanno dato della pazza. Mia madre, che ha fatto il ’68, non ci poteva credere!

Riassumo così: ancora oggi veniamo giudicate SEMPRE. Se siamo in carriera fuori casa, siamo cattive mogli e madri, se scegliamo di stare a casa, siamo delle sfigate senza un ruolo vero, serve del marito. Noi per prime stiamo ancora adesso applicando parametri “maschili” a noi stesse. E siamo le prime a giudicare le altre donne secondo questi parametri.

Essere libere di andare a lavorare, fare carriera, fare soldi nostri, andare in vacanza da sole, avere figli o non averne, decidere per noi stesse: sono conquiste a cui non dobbiamo rinunciare e per le quali sono disposta a combattere. Ricordiamoci come era la vita delle nostre nonne e bisnonne. Ma oggi la scelta di stare a casa, occuparsi dei figli, magari facendo scelte educative fuori dal mainstream, lavorare (sì, LAVORARE) per tornare ad uno stile di vita più semplice e naturale, è, appunto, una scelta. Una scelta che facciamo da donne LIBERE!

E ora una domanda social: raccontare quello che fate al Mas del Saro attraverso blog e social è parte importante del tuo lavoro. Ci racconti come la realtà virtuale interagisce con la vostra quotidianità e viceversa, accorciando le distanze tra un luogo isolato e il resto del mondo?

Prima dei social, la distanza la accorciamo ospitando wwoofers da tutto il mondo. E, nel mio caso, non parlerei di social, ma di UN social: Instagram. Facebook serve solo da vetrina, non ho mai interagito veramente con nessuno. Instagram mi ha permesso di conoscere tantissime persone, alcune delle quali sono poi diventate amicizie vere. Mi permette di conoscere realtà da presentare al maso (con workshops, presentazioni ecc). Trovo ogni giorno ispirazione per la nostra vita.

Detto questo, cerco di fare molta attenzione su quello che pubblico e non pubblico. Ho delle mie regole personali (che non pretendo siano universali…) per mantenere un ampio spazio di privacy.

Che consiglio date a chi desidera percorrere la vostra strada, ma non trova il coraggio di cambiare percorso?

Come sempre dico a chiunque mi chiede questa cosa: dipende! Lo so che è una risposta deludente ma è quella più onesta. Fare questa vita non è per tutti. Da molti punti di vista: economico, psicologico, logistico. Il primo fattore da analizzare BENE è quello economico. Non è romantico, ma è davvero così. Non voglio dare l’impressione che qui si viva di aria pulita e insalate dell’orto: abbiamo molti debiti e mio marito fa anche un altro lavoro. Altrimenti non sarebbe economicamente sostenibile. E questo vale per quasi tutte le micro aziende agricole.

Il vostro Mas è curato nei dettagli, ci parli del valore dei materiali naturali e soprattutto della bellezza di cui è necessario circondarsi per migliorare la qualità della vita?

La bellezza è un concetto molto soggettivo. Ma c’è una cosa che invece è oggettiva: il benessere fisico e mentale che deriva dal vivere e circondarsi di materiali naturali. Il legno, l’argilla, la mia amata lana. E i colori naturali. Quando ci ri-abituiamo a tutto questo, scopriamo che fa parte della nostra natura più intima, direi biologica. E stiamo meglio.

E ora parliamo di foraging, che sta tornando di moda, ma si tratta di una pratica antichissima, soprattutto dove per lungo tempo dell’anno è difficile coltivare qualcosa. Come hai imparato a conoscere le erbe? E’ qualcosa che pratichi con costanza o solo in alcuni periodi?

Ho imparato tutto quello che so (che non è molto, il campo è vastissimo) sulle erbe dalla mia cara amica erbaiola Irene Hager, delle Suedtiroler Kraeuterfrauen. E consiglio di andare sempre con qualcuno di esperto, all’inizio).

Infine, ci consigli dei libri che, indirettamente parlino della vostra vita?

La rivoluzione del filo di paglia-Fukuoka

Il dilemma dell’onnivoro- Pollan

Il gesto dell’ombrello- Mario Gala

Grazie Vea! ecco i link per continuare a seguire le avventure del Mas del Saro, partecipare ai loro workshop, andare a pranzo o a cena:

www.masdelsaro.it

https://www.instagram.com/mas_del_saro/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...