Cronache marzoline #2: fare con poco

La primavera imminente non combacia molto con lo stare in casa senza potersi rifornire di diverse cose per l’orto, e questo mi ha stimolato a pensare a che punto io sia per quanto riguarda l’autosufficienza. Non è il mio obbiettivo essere indipendente dal mondo, e non lo ritengo nemmeno realistico, ma situazioni come quella che stiamo vivendo in questi giorni sono un potente feedback per capire quanto siamo interdipendenti per qualunque cosa. Non siamo dentro al meraviglioso film “L’albero degli zoccoli”, ma ripensare a come vivevano i nostri nonni che hanno avuto la guerra fuori e dentro casa può essere di aiuto per recuperare abitudini perse. Io ho avuto la fortuna di crescere nella casa dei miei nonni materni, e ho potuto osservare come quella esperienza estrema li avesse segnati tanto da non essere minimamente toccati dal consumismo in impennata dei decenni successivi.

A tavola si mangiava il giusto, agli orari giusti, senza abbuffate compulsive o piatti speciali se non era qualche festa comandata. Niente asporti o aperitivi o ristorantini alla moda. Una vita frugale nonostante il benessere dovuto al lavoro di una vita, e si faceva sempre un po’ di scorta nel freezer grande, per acquistare solo il fresco settimanalmente. Niente spesa tutti i giorni, proprio come stiamo facendo ora. In estate si preparava un armadio pieno di conserve di pomodori e frutta raccolti in campagna o comprati dai contadini, era proprio un rito cuocere, invasare, sterilizzare e riporre passate, marmellate, succhi di frutta. Autoproduzione, local farmers e km0, diciamo oggi.

Nell’armadio non esisteva tutta la montagna di fast fashion che troviamo nei nostri ripiani, il mio compreso. Pochi vestiti per tutti i giorni, un paio di vestiti buoni per la messa o le uscite “mondane” (medico, tè con le amiche, processione). In casa il grembiule proteggeva gli abiti, e mio nonno portava sempre il cappello, il suo unico vezzo, inoltre lucidava le scarpe in modo maniacale, così come la sua bicicletta, prima di andare al mercato del mercoledì a comprare il pesce. Nonostante quello che ora si chiama “capsule wardrobe” era sempre in ordine.

Il giardinaggio era parte integrante della vita di mio nonno, dopo una vita passata in campagna, anche in città non si privava delle rose (è quindi un fatto genetico, il nostro). Ma l’aspetto che mi interessa è che ricordo perfettamente come facesse una manutenzione meticolosa di ogni attrezzo prima di riporlo. Lo puliva, metteva l’olio se necessario e poi ogni cosa al suo posto. Non erano gli attrezzi che compro spesso io, che mi durano una stagione se va bene, erano le cose di una volta e duravano una vita per davvero. Anche in questo aspetto posso imparare e migliorare.

Erano tante le cose che sapevano fare i miei nonni, e per questo avevano poco bisogno di aiuto esterno, anzi, finché poterono aiutarono occupandosi di noi bambine. Il loro impatto ambientale era davvero basso rispetto al nostro, al mio. Nessuno, credo, può salire su un piedistallo e giudicare in questo momento, siamo tutti responsabili di quello che sta succedendo al nostro Pianeta, chi più, chi meno. L’altra sera ho ascoltato una diretta Instagram (lussi moderni, ascoltare professori dalla tua cucina) in cui Leonardo Caffo parlava di uno dei miei libri preferiti, Walden (se ci fate caso, Thoreau è presente nella home page di questo sito, è uno dei miei pensatori di riferimento), riflettevo sul fatto che non ci servono guru in questo momento, ci serve che ciascuno di noi si prenda la responsabilità di come sta vivendo e cerchi di aggiustare il tiro, perché anche le persone più radicali che conosco non sono senza macchia. Tutti abbiamo auto, prendiamo aerei, produciamo rifiuti, usiamo telefoni, acquistiamo cose inutili, cibo esotico, mal coltivato e via dicendo. Siamo tutti responsabili, ora dobbiamo fare qualcosa di diverso, o alla prossima calamità ci ritroveremo a rimpiangerlo, se non già da questa. Non saremo salvi per sempre quando arriverà un vaccino, è un’illusione a cui non dobbiamo credere.

Tornando alla questione dell’autosufficienza, ho anche pensato a quali sono le risorse che sto mettendo in campo in questi giorni, di cui normalmente potrei fare a meno. Innanzitutto sono molto felice di avere tanti libri in casa, se ci saranno problemi con internet potrò avvalermi di questo mezzo analogico mai dismesso. In particolare credo sia utile avere una buona varietà di libri su tecniche di giardinaggio, di cucina, di fermentazione e conservazione del cibo in generale, manuali di pedagogia, libri per bambini e romanzi belli. I libri sono sempre soldi spesi bene, ricordiamocelo.

Sono contenta di aver deciso, quest’anno di piantare tutto l’orto e il flower garden partendo da seme, perché sarebbe più complicato farsi arrivare le piantine, troppi corrieri dovrebbero girare. Avevo fatto questa scelta per provare varietà nuove che implementino la biodiversità del mio terreno, e per mere questioni di risparmio economico, ma è chiaramente essenziale saper crescere una pianta in tutto il suo ciclo, e avere uno spazio adatto ad essere adibito a semenzaio, per una crescita ottimale.

Sono contenta di aver piantato per prima cosa, quattro anni fa, degli alberi da frutto invece di sole piante ornamentali, dalla primavera non avremo bisogno di acquistare frutta. Negli anni i meli diventeranno più produttivi e se imparerò a stoccare bene le mele riusciremo ad approvvigionare il 100% della frutta o quasi (le arance e i limoni avrebbero bisogno di una serra per crescere nel nostro clima). Tante volte mi sono chiesta come sarebbero le città se le strade e i parchi fossero piene di piante da frutto, sarebbe cibo utile per chi non può comprarne, ma forse non siamo educati a saperci tirare indietro, ne approfitteremmo tutti in modo disordinato e dannoso.

Tra poco inizieremo a raccogliere ortaggi, ma per il momento a parte qualche cavolo e bietola non cresce granché nell’orto, quindi è importante sia prevedere di piantare più cavoli cappucci, patate, zucche e porri per l’inverno, sia imparare a conoscere le piante spontanee della propria zona. Sono molto grata di aver potuto apprendere da persone esperte sul campo il riconoscimento di piante che in questi giorni di fine inverno si stanno rivelando una grande risorsa per nutrirci, ma anche per semplici rimedi erboristici, come la piantaggine, che sto raccogliendo per farne decotti espettoranti che consumo abbondantemente. Se avessi dovuto imparare solo dai libri non avrei avuto il coraggio di assaggiare nulla, molte piante si confondono con altre simili che però sono tossiche.

Un’altra risorsa che torna utile è quella di saper cucire, per i piccoli rammendi necessari a far durare il più a lungo possibile i vestiti, ricordandomi di selezionare meglio i miei futuri acquisti in termini di qualità, invece che di sola bellezza. Lo stesso, come già detto, vale per gli attrezzi da giardinaggio, come recita il detto, chi più spende, meno spende, e basta pigrizia, la manutenzione è essenziale.

Anche saper conservare il cibo è essenziale in situazioni come questa, sia per quando si fa una unica abbondante spesa che deve durare il più possibile, sia per quando l’orto produce in eccesso e si mette da parte per l’inverno. Oltre a un grande freezer a pozzetto, acquisto d’occasione di qualche anno fa, ma legato alla presenza di costante elettricità, trovo utilissime le conoscenze di metodi di essiccazione e di fermentazione, oltre alla pastorizzazione classica. fermentare i cibi inoltre è utile per il sistema immunitario, quindi è un’arte da non sottovalutare, proprio come facevano i nostri avi. Ha quindi un senso quella valanga di vasetti che accumulo in ogni angolo.

Un’altra risorsa che sarebbe utilissima in tempi normali, ma non in questi, purtroppo, è la comunità. Avere attorno a sé una piccola comunità di mutuo aiuto è fondamentale sia materialmente che psicologicamente, ci ricorda un altro ricercatore di liberà, Chris McCandless, che la felicità è reale solo se condivisa, e se n questi giorni strani non possiamo incontrarci, abbiamo visto come siano nate iniziative di ogni sorta per supportarci a distanza. Questa è la vera ricchezza di questa crisi, l’umanesimo di ritorno che davanti alla paura di morte ci ha ridato il senso della comunanza, della fratellanza, annichiliti da decenni di crescita economica, consumismo, individualismo, competizione e indifferenza. Siamo insignificanti granelli di polvere in balia di un mondo che ci siamo illusi di poter governare, stiamo imparando nuovamente il senso del sacro e della comunità, non dimentichiamocene tra qualche settimana.

Molti di noi sono rinchiusi in un appartamento, e spero che le mie foto e i miei racconti vi ricordino che là fuori tutto sta andando avanti, e che anche noi vi torneremo presto. Molti di noi staranno anche meditando a fondo sulle proprie scelte di vita, anche io lo sto facendo. Sto capendo quali scelte giuste ho fatto, ad esempio la campagna, l’autoformazione, e quali aspetti migliorare, ad esempio la socialità, ma per un’introversa ipersensibile è un discorso spinoso e non indolore. Sarei felice di leggere le vostre riflessioni.

5 Comments

  1. Che bel resoconto! Mi rivedo molto in ciò che scrivi (cucito a parte, sono proprio negata). Anche io in questi giorni sto pensando molto a come rendermi ancora più autonoma. Il non aver mai pensato a un semenzaio serio e l’essere partita spesso da piantine (non per tutto) è forse il mio più grosso limite…

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  2. Che dire Carla, accolgo e raccolgo i tuoi spunti di riflessione, i tuoi racconti che mi ricordano anche la mia infanzia e i miei nonni, e tutto quello che sta succedendo intorno e dentro di noi.
    Grazie ❤

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  3. Grazie Carla, è un piacere seguirti hai un grazia particolare nelle immagini e nei testi ed anche una competenza:studi, approfondisci , sperimenti e coinvolgi sempre nelle tue narrazioni . Anche io ho sempre avuto la passione del giardino , dell orto , del vivere in campagna ma scioccamente privilegiando L aspetto estetico , la coltivazione del bello , negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto fosse superficiale . Dal anno scorso ho iniziato a trasformare una porzione dell orto ,in sinergico ed è stata un piccola soddisfazione , meno lavoro e un rapporto più intimo con la natura , a parte le limacce che hanno molto gradito la copertura con la paglia . Ti seguirò con affetto Maria Bruna

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