Cronache marzoline #4: ogni tanto mangio un fiore

Fare la spesa in quarantena richiede ovviamente un po’ di spirito di adattamento, si va in missione una tantum con una lista e si prende quel che si riesce. Oramai il lievito di birra è un caro ricordo, quindi ho iniziato a produrre una pasta madre che ho già rinfrescato 4 volte, sembra si stia attivando bene, ma chissà quanto ci vorrà per un pane decente. Anche l’olio di semi di girasole mancava, e il mio compagno è tornato con una bottiglia di olio di arachidi, che per me vuol dire solo una cosa: fritto.

Così anche quest’anno ho dato il via alla stagione dei fiori di tarassaco fritti, sono facili da fare, si raccolgono i fiori più belli e grandi, si lavano bene, si immergono in una pastella ben densa di acqua e farina di ceci e si friggono in olio bollente. A metà cottura li giro per farli dorare su entrambi i lati, poi li metto a sgocciolare su carta assorbente, un pizzico di sale e via. Quest’anno pare piacciano anche al piccoletto, la lontananza da scuola sta giovando quanto meno alla sua selettività.

Le galline hanno ripreso tutte a fare uova, in contemporanea, ma invece di farle nel pollaio come al solito le lasciano in giro in nascondigli a loro avviso a prova di predatore. Quest’anno le stanno deponendo tutte assieme dentro al vecchio forno di pietra per fortuna, mi hanno risparmiato ore di ricerca in mezzo all’erba alta o negli angoli più inaccessibili del capanno.

Tutti i tulipani sono finalmente sbocciati, ma ad uno ad uno li ritrovo a terra senza bulbo per via di qualche topolino che se li sgranocchia. Avete idee in merito? I nostri 2 gatti non sono molto efficienti, secondo alcuni gli diamo troppo da mangiare (ed è chiaro che abbiano ragione, ma è altrettanto ovvio che la cosa non cambierà). Anche i narcisi continuano a fiorire, stanno arrivando anche quelli tardivi, mentre i precoci sono già sfioriti. Nell’orto sono spuntati gli spinaci che avevo seminato a file, ora li ho diradati. Anche il semenzaio brulica di vita, anche se qualche perdita dovuta ad eccesso di zelo l’ho avuta. Non è facile capire quanto annaffiare se di giorno ci sono 20 gradi e di notte si scende a -5. Una bruttissima gelata ha infatti fatto strage, soprattutto di albicocchi sia da noi che in Romagna, tutti i fiori andati, un vero disastro in un periodo già difficile. Per fortuna i prugni sembrano non averne risentito troppo, e anche meli e peri sono ancora indietro con le fioriture, così come i ciliegi. Il biricoccolo, invece, ha fatto la stessa fine degli albicocchi.

Ieri ho pulito una porzione di un’aiuola dalla gramigna che l’aveva invasa, e ho trapiantato alcune perenni seminate in autunno, dovrò mettere una rete finché saranno ber radicate, altrimenti le galline spazzeranno via tutto mentre cercano insetti. Dovrò recintare anche i due nuovi orti, o non riuscirò a crescere nulla. Qualcuno mi faceva notare che le galline su Instagram sembrano così innocue, io confermo invece che sono peggio di Attila, ma sono così carine, e utili per altri aspetti, abbiamo quasi annullato la presenza di lumache e abbiamo sempre concime disponibile! Ho rivoltato il cumulo di compost, a tal proposito, e pare che stia maturando bene, tra un paio di mesi potrò utilizzarlo nei letti rialzati. Abbiamo costruito una seconda compostiera con i pallet, per il compost di quest’anno, in modo da lasciar maturare indisturbato quello dell’anno scorso.

Ieri sera ho preparato un pesto di tarassaco molto buono, vi lascio la ricetta che qualcuno mi ha chiesto. Ho raccolto una terrina di giovani foglie, e dopo averle lavate con cura le ho stufate in poca acqua, e le ho frullate con il loro liquido, dopo aver aggiunto un po’ di olio di oliva, una bella manciata di semi di girasole, sale, pepe e un pezzo di pane per avere una consistenza migliore. Si può usare sia per condire la pasta che sulle tartine o nei panini. Il sapore è leggermente amaro; ma non troppo.

Oggi a pranzo invece abbiamo aperto un vaso di verdure dell’estate scorsa che avevo fermentato e messo in frigorifero. Sono tutte verdure dell’orto, appena raccolte al momento della fermentazione. Per prepararle le avevo lavate e spazzolate con cura, poi le avevo messe in un vaso pulito con semi di senape e timo, le avevo ricoperte di salamoia al 3% ( per ogni litro di acqua 30 g di sale, se ne fate meno usate la stessa proporzione) e, dopo aver messo un pressino salva sapore che le lasciasse sommerse e chiuso con un tappo che aprivo di tanto in tanto per fare uscire l’anidride carbonica, le avevo lasciate fermentare per un paio di settimane. Poi le avevo messe in frigorifero. Il sapore ricorda tantissimo i sottaceti, ma molto più ricco e meno aggressivo per lo stomaco. Un’altra delizia dell’estate scorsa che stiamo consumando con parsimonia perché ne avevo fatta poca è la marmellata di more e mele. Quest’anno spero di farne molta di più, è la migliore che abbia mai preparato.

Sembrano le avventure di Bosco di Rovo, ma è la nostra quotidianità in campagna, durante una quarantena che sembra non finire più. Oggi tira di nuovo la bora, abbiamo fatto volare altissimo l’aquilone e io mi chiedevo se qualcuno lo riuscisse a vedere, forse qualche contadino che per un attimo ha alzato il naso dal suo lavoro, o qualche bambino nel suo cortile, chissà.

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